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Nell’ultimo mese è sulla bocca di tutti, e anche noi non abbiamo potuto esimerci dal provare Clubhouse e analizzarne il fenomeno. Di seguito trovi le nostre considerazioni sul social del momento.

Cos'è Clubhouse

Ha conquistato tutti nelle ultime settimane, pur non essendo ancora accessibile a tutti [o forse proprio per questo?]. Ma cos’è clubhouse esattamente?

Si tratta di un social, questo è chiaro, ma in un certo senso anche di un social che si discosta molto da quanto visto fino ad oggi. Clubhouse è sostanzialmente un’audiochat. Un sistema di stanze tematiche in cui si può entrare per ascoltare discussioni tra personalità o argomenti di nostro interesse. Certo a raccontarlo così non sembra avere valore rispetto a un podcast, ma la possibilità di poter partecipare, dove concesso da chi apre la stanza, e prendere parte alla discussione, porta forse per la prima volta l’audio nel mondo dei social.

Oltre l’audio, una caratteristica che ha fatto innamorare molti di Clubhouse, è l’assenza di notifiche. Se partecipi a una stanza, partecipi a quella stanza, non c’è la costante ansia di perderti qualcosa che ci porta il costante flusso di notifiche degli altri social, e che non ci permette di focalizzarci sul momento. Inoltre, un’altra differenza sostanziale è l’effimerità del contenuto: non ci sono registrazioni, i contenuti possono essere fruiti solo nel momento in cui si tengono le conversazioni, non si può insomma fruire in differita dei contenuti generati sulla piattaforma.

Certo, le audiochat esistono praticamente da che nel world wide web è arrivata la possibilità di condividere contenuti multimediali, e nei social si mette spesso Clubhouse a paragone con altri prodotti presenti da molto prima, conosciuti e largamente usati soprattutto dai gamer, ma anche in ecosistemi business.

Clubhouse vs Discord e altri software simili

Il primo paragone in cui ci siamo imbattuti su un gruppo facebook veniva fatto tra Clubhouse e Teamspeak, e allo stesso modo moltissimi lo stanno paragonando a Discord.

D’altronde sono anni che Teamspeak permette di creare stanze di audiochat. Certo lo strumento è stato ideato principalmente per permettere ai gamer di poter comunicare tra loro durante le loro partite online, ma il potenziale ovviamente è più ampio, e il popolare software di audiochat è stato spesso adottato anche come strumento di smartworking per team remoti. Allo stesso modo Discord, altro celebre software pensato per tenere in comunicazione i giocatori online, è utilizzatissimo, ad esempio, per gli Hackaton.

Dove sono allora le differenze di Clubhouse con Discord e Teamspeak?

Una volta avuto l’accesso a Clubhouse ci troviamo davanti l’opportunità di entrare in diverse stanze dove ascoltare, o magari prendere parte a conversazioni sugli argomenti più disparati. Ci sono vip e influencer che creano stanze per tenere degli audiowebinar, o semplicemente per interagire con la propria audience, così come ci sono stanze molto più “orizzontali” dove si può parlare del proprio tema preferito.

A proposito, potrai trovare su Clubhouse anche noi, soprattutto nelle stanze della community Digitaliens, che abbiamo lanciato insieme ad altri professionisti del digitale!

Tornando a noi, Discord invece, ci permette, certo, di partecipare a discussioni audio sui temi più disparati, ma soltanto se l’host della stanza ha deciso di invitarci, inoltre le stanze non sono altro che meri contenitori, senza un tema prefissato, mentre su Clubhouse si può perfino programmare le stanze, come se fosse un format televisivo, anzi, radiofonico.

Perché Clubhouse sta spopolando

Quando ho sentito per la prima volta parlare di un social solo audio, ho pensato come molti “già non sopporto quelli di whatsapp”. Mi sono ricreduta? Forse non ancora del tutto, ma di certo devo concedere che l’app sta spopolando perché ha sicuramente dei meriti, primo fra tutti forse, essere riuscita a riportare le persone a “conversare” in una modalità più naturale per l’essere umano, che è quella della conversazione di gruppo fatta con la propria voce, e che a causa del Coronavirus, è diventata meno presente nelle vite di tutti.

A questo va aggiunta un po’ di strategia, che vedremo dopo, e alcuni eventi, che hanno consacrato definitivamente l’app agli occhi del grande pubblico.

A dirla tutta l’app, ideata da Paul Davison e Rohan Seth, ex dipendenti di Google e Pinterest rispettivamente, e sviluppata in piena pandemia, esiste comunque da Marzo 2020. Perché proprio oggi questo boom?

Elon Musk e il boom di Clubhouse [08:18]

A fine Gennaio [2021 se mi stai leggendo nel futuro 🌌], Elon Musk crea una stanza su Clubhouse con Vlad Tenev, CEO di Robinhood, la piattaforma di trading di cui forse avrai sentito parlare per via del recente caso GameStop. In breve la stanza si riempie e supera il limite massimo di partecipanti, così qualcuno decide di mettere la room in live streaming su Youtube. Boom. Il primo Febbraio, Clubhouse conta 2 milioni di utenti, mentre fino a poche settimane prima si contavano nell’ordine delle migliaia.

Clubhouse e la Cina

Un altro motivo dell’esplosione della popolarità di Clubhouse è stata la questione cinese: come immagino saprai, il governo cinese tiene in funzione il più grande meccanismo di censura che sia mai esistito, lasciando ben poche possibilità ai cittadini cinesi, di scambiarsi opinioni o fare informazione che non sia filogovernativa. In questo contesto improvvisamente appare Clubhouse, e i cittadini cinesi trovano un’isola di libertà di parola e di pensiero, poiché essendo tutto in tempo reale e senza registrazioni, è praticamente incontrollabile.

Così una room in cui si discuteva delle proteste di Piazza Tienanmen - argomento assolutamente tabù per la Cina - ha raggiunto velocemente il numero limite dei 5000 partecipanti. Purtroppo, come ci si poteva aspettare il giorno dopo l’app, che già non era scaricabile dall’Apple Store China ma solo aggirando “The Great Firewall” tramite VPN, è stata definitivamente bloccata per gli utenti cinesi.

Scarcity: perché scegliere di stare solo su apple e su invito

Come saprai, non esiste al momento Clubhouse per Android, e non esiste Clubhouse senza invito. Questo cosa significa?

Significa Scarcity. La percezione di esclusività di cui si è contornato il social attraverso questi due ostacoli, mette automaticamente in moto la FOMO di chi viene a conoscenza di Clubhouse. Le domande “Cosa mi starò perdendo?”, “Come posso fare per entrare?”, sono due domande che istantaneamente si pone chiunque ha per la prima volta a che fare con il brand, salvo i ”fortunati”, e cioè chi ha un telefono o un tablet Apple, e riesce ad ottenere un invito.

Certo, i fondatori giustificano l’attuale mancanza di una versione per Android con lo status dell’app, che è ancora in fase Beta, ma che sia volontaria o no, l’effetto della scarcity è stato certamente dirompente. D’altronde non è nulla di nuovo: volendo fare un esempio “principe” su tutti, al lancio di Gmail, si poteva aprire un account mail con l'innovativa piattaforma solo se si riceveva un invito da qualcuno che aveva già avuto accesso e, come per Clubhouse, il numero di inviti era limitato. Risultato? Hype altissimo, e anche in quel caso, mercato sommerso di inviti concessi a pagamento per riuscire finalmente ad accedere al servizio.

Noemi Taccarelli
Author: Noemi Taccarelli
È cofounder e Growth Marketer di _blank. Il growth hacking è stata la convergenza perfetta della sua multipotenzialità. Curiosità impudente, amore per le parole e i dati, studio costante, viaggi e antropologia sono il setting di base.
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