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Ma perché devo inserire tutti questi hashtag sotto le mie foto? Sono sicura che almeno una volta nella vita ti sei posto questa domanda, e ti confido un segreto: me la sono posta anch’io.

Quando instagram non aveva ancora spopolato e le parole precedute da cancelletto cominciavano a fare la loro comparsa su facebook, la presenza di hashtag nei post quasi mi infastidiva. Ancora non coglievo quanto un sapiente utilizzo del cancelletto potesse aiutare nei processi di crescita di un’azienda. Credo che la colpa fosse della mia non troppo lieve inclinazione al grammarnazismo. Proprio non riuscivo a tollerare che in fondo a un contenuto qualunque comparissero tutte quelle scritte blu, spesso inserite senza alcun criterio, a volte l’una incollata all’altra come a formare un ammasso informe di testo. Lo trovavo anti-estetico e non di rado incoerente rispetto al contenuto stesso.

Solo che col tempo, avvicinandomi al mondo del social-marketing, studiando e raccogliendo dati, ho capito una cosa: da un lato il problema era il mio grammarnazismo, ma dall’altro c’era anche il cattivo utilizzo degli hashtag da parte di molti utenti della rete. Sarà che quando il buon cancelletto è approdato a facebook, solo gli iscritti a twitter erano avvezzi ad utilizzarlo. Molti altri, trovandosi impreparati di fronte alla nuova moda, hanno provato a seguirla senza comprenderne bene il significato. Ma in questo modo non solo non sfruttavano le grandi potenzialità delle “etichette”, addirittura rischiavano di infastidire i propri lettori e perdere seguaci. Ti sei mai chiesto se è un rischio che corri anche tu?

Oggi voglio condividere con te alcune informazioni utili per usare al meglio gli hashtag evitando l’effetto allontana-follower. Una premessa però è d’obbligo: quelle che leggerai qui sono regole generali ma sui social e nel marketing non esistono strategie universalmente valide. Quindi prendi nota di questi consigli ma assumiti sempre il rischio di effettuare test per capire cosa funziona meglio su di te o sul tuo brand. Detto questo, veniamo a noi.

1. L’hashtag è un’etichetta.

Il termine stesso è un composto tra la parola “hash”, utilizzata nel linguaggio informatico per indicare il simbolo # e “tag” che significa, appunto “etichetta”. Vien da sé che l’hashtag dovrebbe etichettare il nostro contenuto, definirlo, specificare in quale o quali categorie di contenuti può essere idealmente inserito, contestualizzarlo in modo che possa essere trovato da chi, cliccando su quel determinato hashtag, cerca contenuti su un determinato argomento. Se ad esempio abbiamo appena pubblicato la foto di un paesaggio di montagna hashtag come #vitadimontagna e #natura sono plausibili, mentre qualcosa come “#quanto #è #bella #la #vita #in #montagna” va assolutamente evitato, perché di questi solo l’hashtag #montagna aiuta effettivamente a contestualizzare il contenuto. Gli altri sono fastidiosi per la vista e inutili se stiamo cercando di far aumentare i nostri follower e il nostro engagement.

2. Gli hashtag sono a tutti gli effetti parole.

E troppe parole non piacciono a nessuno, quindi esagerare non conviene. Alcuni studi suggeriscono la quantità più appropriata per ogni social: su facebook il numero ideale sarebbe 1-2 hashtag, mentre su instagram statisticamente funzionano i post con poco meno di 10 hashtag; quanto a twitter è lo stesso social a consigliare ai suoi utenti di non aggiungerne più di due.

3. Non conta solo quale hashtag utilizzi

Ma anche e soprattutto chi prima di te lo ha utilizzato. Uno dei passaggi fondamentali al momento di porre il cancelletto davanti a una parola è fare un controllo. Questa regola vale soprattutto su instagram dove – tra le altre cose – è necessario verificare il numero di post in cui quell’hashtag compare. Se stiamo utilizzando un hashtag con un altissimo numero di utilizzi rischiamo che il nostro contenuto si perda tra altre migliaia, ma allo stesso tempo un hashtag poco usato è anche poco cercato quindi è possibile che il nostro post non venga intercettato in nessuna ricerca. Ricordi però la nostra premessa? Proprio perché nessuna strategia è universalmente valida bisogna tenere presente che su twitter servirsi degli hashtag di grande portata, i cosiddetti trend-topic, è tutt’altro che un errore. Cogliere il momento in un social come quello è fondamentale, non a caso è ottimo per le campagne di instant-marketing. Allo stesso modo, esistono casi in cui può essere utile ricorrere ad hashtag poco comuni, ad esempio se stiamo cercando di “appropriarcene” perché diventino simbolo di una nostra campagna. Proprio da questa possibilità deriva la necessità di verificare – oltre a quanti utenti hanno usato quell’hashtag prima di noi – anche chi sono quegli utenti. Potremmo infatti finire per utilizzare hashtag di campagna di cui non siamo a conoscenza ed essere riconosciuti dagli utenti della rete come testimonial di brand o messaggi che in realtà non condividiamo.

In sintesi, se vuoi essere sicuro di non sbagliare, prima di utilizzare un hashtag chiediti se è pertinente, se è utile, e quanti e quali altri utenti l’hanno utilizzato.

Valentina Comiato
Copywriter, giornalista pubblicista e amante delle belle parole. Si è laureata in Lingue per conoscerne sempre di nuove ma poi ha capito che tradurre non le piaceva quanto raccontare. Da lì un tuffo di testa nel mare del marketing, del growth hacking e della comunicazione.
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