🏪 Il logo è l'unica cosa che qualsiasi nuova attività sa per istinto di doversi procurare. Ma come creare un logo aziendale che funziona? 


Ed ha ragione, perché permette di essere riconoscibili e memorabili, inoltre permette di fare un largo uso di merchandising (ovvero magliette, adesivi, e gadget per il vostro amato pubblico).

 

⚠ [Vale sempre la pena sottolineare però che il logo non è un brand, o meglio, un brand non è soltanto un logo, ma un insieme di valori, caratteristiche, credenze, colori, font che devono essere in grado di tradurisi nel segno grafico del logo.]

 

Ma come si crea un buon logo, e come deve essere?

⭕ Vi condivido le 45 regole per un buon logo di Tanner Christensen:

 
  1. Non utilizzare più di tre colori.
  2. Sbarazzarsi di tutto ciò che non è necessario
  3. I caratteri devono essere di facile lettura, anche per la nonna.
  4. l logo deve essere riconoscibile immediatamente.
  5. l design deve essere unico.
  6. Ignora completamente ciò che i tuoi genitori o moglie pensano sul design.
  7. Il logo deve “convincere” più di tre persone.
  8. Non utilizzare elementi di loghi famosi e poi dire che si tratta di un lavoro originale.
  9. Non usare una clip-art in alcun caso.
  10. Il logo deve essere riconoscibile in bianco e nero.
  11. Il logo deve essere riconoscibile quando è invertito.
  12. Il logo deve essere riconoscibile quando è scalato.
  13. Se il logo contiene un simbolo o icona, gli elementi (testo e segno) devono essere disposti in modo che si completino a vicenda.
  14. Evitare mode nella progettazione logo. Un buon design non teme il passare del tempo.
  15. Non abusare di effetti speciali quali gradienti, ombre, riflessi, raggi di luce, motivi floreali, e così via.
  16. Il logo deve essere inscrivibile all’interno di una forma definita
  17. Evitare dettagli intricati e complessi.
  18. Progettare il logo considerando le diverse applicazioni, le diverse forme e i diversi luoghi in cui verrà utilizzato.
  19.  Il logo deve suscitare sensazioni di forza e fiducia, non di noia e debolezza.
  20. Rassegnarsi al fatto che non si potrà creare il logo perfetto.
  21. Il logo avrà segni forti per concetti forti e segni morbidi per concetti morbidi.
  22. Il logo deve essere coerente con ciò che rappresenta.
  23. Una fotografia non potrà essere un logo.
  24. Il logo deve stupire i clienti
  25. Non utilizzare più di due font.
  26. Ogni elemento del logo deve essere allineato a sinistra, centro, destra, in alto o in basso.
  27. Il logo deve apparire completo, evitare ogni elemento che lo faccia sembrare incompiuto.
  28. È necessario conoscere il fruitore del logo prima di iniziare il brainstorming.
  29. Il logo deve essere funzionale non innovativo.
  30. Se il naming della marca è memorabile, questo deve essere il logo.
  31. Il logo deve essere riconosciuto anche quando è speculare.
  32. Anche le grandi aziende hanno bisogno di loghi piccoli.
  33. Il logo deve piacere ai clienti del committente, non solo al committente.
  34. Il logo deve avere le sua declinazione. Più sono gli utilizzi previsti più sarà efficace nel suo utilizzo.
  35. Il logo deve rimanere coerente su diverse piattaforme.
  36. Il logo deve essere facile da descrivere.
  37. Non usare frasi all’interno del logo promozionale.
  38. Disegna il logo con matita e carta prima di lavorare sul computer.
  39. Il logo deve essere semplice.
  40. Il logo non deve (più) contenere gli Swoosh o il mondo
  41. Il logo non deve distrarre.
  42. Il logo deve avere una rappresentazione onesta
  43. Il logo dovrebbe avere un equilibrio visivo.
  44. Evitare i super-colori vivaci, colori al neon o colori senza vigore.
  45. Il logo non deve rompere tutte le regole di cui sopra a meno che non si sappia cosa si sta facendo.
 
 

E voi, avete un logo? Vi siete riconosciuti in qualche punto?

 
➡ Condividetemi i vostri loghi se vi va di parlarne insieme, valgono anche le bozze e le idee che vi frullano al momento in testa! 

 

Noemi Taccarelli
Author: Noemi Taccarelli
È cofounder e Growth Marketer di _blank. Il growth hacking è stata la convergenza perfetta della sua multipotenzialità. Curiosità impudente, amore per le parole e i dati, studio costante, viaggi e antropologia sono il setting di base.
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