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E tu chi sei?

Sono serio, "Tu chi sei?". Non ti sto chiedendo il tuo nome e cognome, né tantomeno il codice fiscale, ti sto solo chiedendo "Tu per la rete chi sei?". Non sto impazzendo per i troppi dolci mangiati in questi giorni, vorrei solo portarti a riflettere su cosa pensa di te la rete.

Come per gli alberghi su Booking.com anche tutti noi abbiamo una reputazione, che si calcola, tra gli altri parametri, con il numero di interazioni con il resto della rete. Il personal branding è quella macro area del branding che si occupa del soggetto in quanto tale. Tutti noi siamo un marchio, e chi più o chi meno siamo tutti riconoscibili.

Una possibile definizione di personal branding è:

“attività con cui prima si consapevolizza e poi si struttura il proprio brand ovvero la propria marca personale. Il Personal branding è un processo attraverso cui una persona definisce i punti di forza (conoscenze, competenze, stile, carattere, abilità) che la contraddistinguono in modo univoco creando il marchio personale”

Se ti nominassi Checco Zalone ti verrebbe in mente il comico. Se ti nominassi Steve Jobs, ti verrebbe in mente il fondatore della Apple. Ma che hanno in comune i due esempi? In entrambi i casi parliamo di persone che sono riuscite a farsi riconoscere. Sono cioè persone che sono uscite dalla massa e hanno reso il loro stesso nome un brand, un marchio, che nel primo caso si associa alla comicità, nel secondo alla tecnologia.

Fare personal branding è la cosa, forse, più difficile da fare, perché non avremo mai nessuno che si incavola per i ritardi, oppure, si lamenta del copy o del sito fatto male. Gli unici artefici e allo stesso tempo beneficiari del nostro lavoro siamo noi.

Parlare di social reputation é un argomento attuale, in quanto, significa parlare della nostra stessa reputazione. A nessuno farebbe piacere che in famiglia, tra gli amici o anche tra estranei si parlasse male di sè, lo stesso principio si applica quando si parla di rete e social.

 Se uno volesse iniziare ad occuparsi del sé presente in rete, dovrebbe iniziare innanzitutto a capire cosa si dice di sé. Per fare ciò basta semplicemente "googlare" il proprio nome in rete, per vedere quali risultati escono, ovviamente così facendo si esegue solo una prima analisi parziale, ma è pur sempre un inizio.

 Il secondo punto, quello più difficile, è considerarsi un brand a tutti gli effetti. Comprereste mai una macchina, che forse può essere buona? Oppure vi affidereste mai ad un avvocato timido ed introverso?

Per fortuna o purtroppo, molto di quello che ci circonda è apparenza. Per riuscire ad emergere si deve far vedere di essere i migliori, ovviamente questo è un procedimento che va portato avanti parallelamente sia nel mondo reale che virtuale.

Una volta capito l'importanza di essere un brand, si deve iniziare a comportarsi come un brand. In questo caso ci viene in aiuto un canva, il Personal branding canvas, che ci permette visivamente di inquadrarci come brand. Il suo utilizzo è immediato, una volta inseriti i dati che ci richiede al suo interno, avremo una base su cui partire per valorizzare il nostro brand.

Come ogni marchio che si rispetti, dovremo decidere un nostro "tono di voce" ed essere quanto più in linea con questo sia possibile.

Non tutti i social sono indispensabili. Questo è l'altro punto su cui soffermarci. Essere attivi ed efficaci su tutti i social è quasi impossibile ma andrebbero individuati quei due social su cui inizialmente vogliamo farci sentire di più.

 

E tu che ne pensi? Hai qualche esperienza di personal branding da proporre?

 

Tommaso Mauro
Author: Tommaso Mauro
Giurista regalato alla comunicazione. Crede che con il modo giusto si possa far capire qualsiasi cosa a tutti. Le parole sono come tasti di un piano, solo la giusta combinazione può suscitare le emozioni volute.
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