Chrome introduce il nuovo Speed Badge
extra_toc

È notizia di pochi giorni fa l’intenzione di Google di introdurre un nuovo badge per segnalare pagine web lente. Il browser di casa Google ha appena avviato la fase di sperimentazione del nuovo Chrome Speed Badge (da qualcuno già ribattezzato come “badge della vergogna”) con l’obiettivo di premiare siti più performanti a discapito di quelli più lenti.

Ma quanto conta la velocità?

Per chi si occupa di sviluppo, e soprattutto di SEO, la velocità di un sito è un chiodo fisso. Potrebbe richiederti ore ed ore di lavoro, se non addirittura giorni, abbattere il tempo di caricamento anche solo di un secondo.

E tutto questo perché è stato ampiamente dimostrato come un sito più veloce offra anche una migliore User Experience. Ma non è tutto: stando ad una celebre indagine di Google, un secondo in meno da mobile può portare fino a un +27% del tasso di conversione 👇

Find out how you stack up to new industry benchmarks for mobile page speed

Un pratico esempio di cosa si intende per Conversion Rate Optimization.

Approfondisci: Cos'è la Conversion Rate Optimization?

Che effetti potrà avere il nuovo badge?

Se da un lato non si tratta di penalizzazione diretta, nei fatti lo sarà senz'altro e questo perché la maggior parte degli utenti in attesa di caricamento di una pagina web “marchiata” dal badge tenderà a chiudere la finestra o comunque tornare indietro.

Questo vuol dire semplicemente un aumento vertiginoso del bounce rate. Sarà dunque proprio l’aumento del tasso di rimbalzo a penalizzare indirettamente il sito.

Cose ne pensi di questa iniziativa? Potrebbe essere un incentivo a migliorare le performance?

Per approfondimenti: Google dichiara guerra al web lento: Chrome inizierà a segnalare i siti web lenti

Nino Marco Oliva
Author: Nino Marco Oliva
SEO Specialist e Front-End Developer con una vera ossessione per la User Experience. Curioso, sognatore ma quando serve anche pragmatico. Crede nel metodo e nell'apprendimento continuo. Con queste premesse non poteva che cedere al fascino "oscuro" del Growth Hacking.
Altri articoli dello stesso autore

Aggiungi commento